La forma del desiderio
La forma del desiderio è come scegliere la penna per scrivere. Non sai esattamente cosa verrà fuori, ma sai benissimo che a seconda della penna che scegli per farlo cambierà tutto, dalla grafia alle parole stesse. Una lettera d’amore a matita è una delle cose più belle che si possano fare. O ricevere.
A volte se ne cambiano tante. Quando ti accorgi che non scrive bene o che non viene fuori a modo tuo. O magari ne trovi una che ti piace e ti fissi con quella: non puoi più scrivere se non ce l’hai a portata di mano.
Ce ne sono alcune poi che scrivono malissimo. Si inceppano, ti danno vocali graffiate, prive di inchiostro, e poi di botto mollano macchie sui punti delle “i”.
E però ogni tanto le tiri fuori, ci riprovi; un po’ per vedere se hanno messo il capo a posto, se si sono decise a lasciare scorrere l’inchiostro come si deve. Ma il vero motivo per cui ti ostini a prenderle in mano di tanto in tanto è un altro.
Sai bene che quello stato d’animo affaticato di chi non può e desidera, di chi nel troppo o troppo poco oscilla precariamente, è esattamente ciò che ti ci vuole per mettere giù una pagina scritta con dolcezza e astuzia.
Perché chi è stanco misura le parole. E chi è innamorato ne ha sempre una da aggiungere.



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